Negli ultimi anni sempre più abbiamo sentito parlare di Osteopatia e Osteopati, ma cosa è questa nuova professione? Da dove nasce? Come è individuata attualmente in Italia?

Va precisato in primis che l’osteopatia fa parte della medicina convenzionale occidentale e non da filoni della medicina cinese o orientale. Nasce infatti negli Stati Uniti nel 1885 quando il termine Osteopatia fu clonato dal Dott. Andrew Taylor Still, il quale fondò nel 1874 la prima scuola di osteopatia a Kirksville la American School of Osteopathy. Il Vermont diventò il primo stato a legalizzare il titolo di DO e successivamente fu il Nord Dakota e il Missouri.

L’osteopatia venne definita come disciplina basata sul contatto manuale per diagnosi e trattamento. Considera le relazioni tra corpo e mente in condizioni di salute e malattia ponendo l’accento sull’integrità strutturale  e funzionale dell’organismo e sulla sua capacità intrinseca di auto regolarsi.

“Quando tutte le parti del corpo sono in ordine siamo in Salute. Quando non lo sono, siamo in malattia.”

L’osteopatia arrivò poi in Europa ad opera di John Martin Littlejohn, il quale, laureatosi in America alla scuola del Dott. Still, fondò nel regno Unito nel 1917 la prima scuola europea la British School of Osteopathy. Con l’avvento in Europa si iniziarono a studiare in modo particolare le relazioni tra i vari livelli della colonna e i vari organi e l’adattamento dell’uomo  e della colonna stessa alla verticalità.

Alain Bernard nel 1979 fu il primo osteopata ad arrivare in Italia. Nel 1982 ad opera del belga Eddy Deforest ad Ancona, fu avviato il primo corso in osteopatia per poi diffondersi a Pescara, Roma e Milano. Nel 1990 compaiono i primi diplomi in osteopatia.

Nel suo passaggio europeo l’osteopatia ha cominciato dunque a occuparsi prevalentemente di alterazioni posturali legate a problemi di natura muscolo scheletrica a cui possono associarsi anche alterazioni funzionali degli organi viscerali e disfunzioni del sistema cranio-sacrale( collegamento cranio-colonna-osso sacro), rivolgendosi sia al paziente adulto ma anche pediatrico-neonatale e anziano.

L’iter dell’affermazione italiana si è però rivelato sin da subito complicato e non poco tortuoso.

Dal 1990 ad oggi infatti non si è mai giunti a un’ identificazione precisa della figura osteopatica e delle sue competenze, ne ad un inquadramento del percorso di studi abilitante ne della sua collocazione tra le professioni sanitarie o non. Contemporaneamente a questo scenario, la professione è però pian piano aumentata, sia come professionisti presenti sul territorio italiano, sia come scuole di osteopatia (post diploma di maturità). Il vuoto legislativo ha però creato un complesso scenario che gli ultimi governi non hanno potuto far altro che affrontare.

Se da una parte alcune scuole si sono sin da subito attenute ai parametri europei di formazione osteopatica  dettati dall’ Organizzazione Mondiale della Sanita’, dall’altra il vuoto legislativo ha permesso che si creassero istituti privi di ogni credenziale, non rispettosi di alcun monte ore formativo e di tirocinio clinico. Ciò ha portato alla contemporanea presenza sul territorio sia di professionisti osteopati con un cv conforme alle leggi europee e agli standard degli stati in cui l’osteopatia è già normata (Gran Bretagna etc..), sia di  osteopati con scarse credenziali curriculari.

Nonostante ciò, la mancanza di una legge italiana chiara, ha permesso le stesse possibilità di esercizio a entrambe le tipologie di professionisti, non essendoci alcun paletto che potesse affermare chi potesse o meno esercitare la professione.

Questo lungo iter ha portato finalmente ,il 22-12-2017 con l’approvazione del DDL 1324 e la successiva pubblicazione in Gazzetta ufficiale della legge 3/2018, a individuare l’osteopatia (nell’articolo 7) come nuova professione sanitaria.

A seguito di questa legge si sono attesi, fino ad oggi, i decreti interministeriali per la stesura del profilo professionale (core competence), del piano di studio per il corso di laurea (core curriculum) e la definizione dei percorsi per la valutazione dei titoli equipollenti.

Dopo un’attesa di quasi tre anni, dall’emanazione della legge, nella giornata di giovedì 5/11/2020, finalmente è stato compiuto un primo importantissimo passo tramite l’approvazione in Conferenza Stato-Regioni del nuovo documento redatto dal Ministero della Salute riguardo l’individuazione della figura del profilo dell’osteopata, gli ambiti di attività e competenza osteopatica ed il contesto operativo del professionista osteopata. Adesso toccherà al Miur definire il percorso formativo per diventare osteopata, nonché i criteri di valutazione dell’esperienza professionale e per il riconoscimento dell’equipollenza dei titoli pregressi.

Stà ora alla categoria saper relazionarsi e confrontarsi con le altre realtà sanitarie già esistenti, evidenziando in modo corretto le proprie competenze, parlando un linguaggio comune e sviluppando ulteriormente la ricerca scientifica osteopatica.