Come possiamo definire il dolore cronico? Il dolore cronico viene descritto come un’esperienza sensoriale ed emotiva spiacevole associata o simile a quella associata a un danno tissutale effettivo o potenziale.

Si tratta di un dolore che persiste o si ripresenta per un periodo di tempo prolungato tendenzialmente superiore a 3 o 6 mesi.

Persistendo nel tempo viene considerato dall’ Organizzazione Mondiale della Sanità una vera e propria patologia, in grado di colpire oltre il 20% della popolazione mondiale.

Il dolore cronico può essere una conseguenza di problematiche del nostro organismo a carico di articolazioni, ossa, tendini, muscoli, legamenti, organi, oppure conseguenza di malattie infiammatorie degenerative. Ma non solo: il dolore cronico si manifesta talvolta anche in situazioni in cui il paziente non soffre di lesioni o malattie conclamate.

La comprensione del dolore cronico è stata recentemente messa in discussione alla luce delle prove a sostegno di un ruolo chiave dei fattori psico-sociali e contestuali al dolore come la qualità di vita, i fattori stressogeni, la qualità di vita sul lavoro, l’abbandono di attività come quelle sportive, la scarsa qualità del sonno. I professionisti sanitari sono quindi incoraggiati a trovare un equilibrio tra interventi manuali e interventi non manuali, che agiscano maggiormente sugli aspetti psicologici e sociali del dolore e che migliorino le capacità cognitive e comportamentali del paziente nella gestione del dolore, nel miglioramento della loro percezione del dolore.

L’utilizzo di terapie come l’educazione terapeutica sul dolore consente ai pazienti di diventare più attivi nella gestione del dolore. Intrecciato in questo approccio c’è il rafforzamento dell’idea che il paziente non deve essere una vittima passiva del dolore e che i cambiamenti nel comportamento, nei pensieri e nell’umore possono esercitare un effetto significativo, aumentando così la propria auto-efficacia nella gestione del dolore stesso. Occorre dunque informare i pazienti della fondamentale importanza di attività motorie, di una corretta alimentazione, dell’idratazione, dell’igiene del sonno e della gestione dei fattori stressogeni.

In letteratura viene sottolineata l’importanza di incorporare questi interventi come parte di un piano di trattamento ampio e che includa più figure professionali tramite un percorso multidisciplinare. L’approccio multidisciplinare infatti comprende diverse modalità terapeutiche e, secondo le recenti evidenti scientifiche, risulta il più efficace nei pazienti con dolore cronico. Questa condizione infatti è caratterizzata da diverse manifestazioni cliniche in molteplici organi e apparati, sintomi cha hanno poi un forte impatto sulla quotidianità del paziente e necessitano quindi di un approccio coordinato da parte di più professionisti con l’obiettivo del sostegno della salute del paziente.

L’elenco delle terapie non farmacologiche per il dolore cronico è ampio. Tra le proposte più efficaci studiate in letteratura sono presenti l’esercizio di forza e aerobico, la terapia cognitivo-comportamentale, la terapia di rilassamento, la consulenza di gruppo, la terapia manuale, la terapia occupazionale e l’educazione alla gestione del dolore.

Un trattamento basato esclusivamente su un’unica modalità terapeutica, ad esempio esclusivo sull’approccio farmacologico, potrebbe essere insufficiente per migliorare la situazione del paziente.

La conclusione è che non esiste, per tutte le persone, una relazione diretta e scontata tra lesioni o danni e dolore.