Spesso vediamo comparire il termine Osteopata Sportivo tra le varie specializzazioni o competenze all’interno della nostra professione. Ma cosa significa realmente? Esiste una branca specifica che caratterizza questa peculiarità?

Premetto che in questo articolo voglio esprimere quello che è il mio pensiero e nessuna verità assoluta.

Personalemente ritengo che non esista alcuna diversità di competenze, tecniche o ruolo nel campo dell’osteopatia sportiva rispetto alla nostra attività quotidiana nei nostri studi professionali. Il background di conoscienze, tecniche, ed approcci che un osteopata deve avere all’interno del mondo sportivo è esattamente quello che applica quotidianamente con ciascun paziente. La vera diferenza ritengo stia nel sapere adattare e scegliere le tecniche osteopatiche più opportune in maniera sartoriale ritagliandole in base allo sport che il paziente svolge, al livello agonistico o non,  all’intensità, alla durata e alla frequenza con cui svolge il proprio sport.

La difficoltà è proprio questa, saper adattare le tecniche di base ritagliandole sullo sportivo, professionista o meno. Ogni giorno, su ogni paziente “quotidiano”, le tecniche vengono scelte, svolte e adattate a seconda di ciascuna problematica, ma sullo sportivo subentrano un numero infinito di varianti: sta programmando una gara e viene trattato solo come prevenzione? esprime un dolore post gara? esprime un dolore pre gara? quanto siamo a ridosso della gara? svolge uno sport di endurance o di contatto? statico, estremamente dinamico?quanti gruppi muscolari coinvolge? prevede un gesto continuo ripetuto nel tempo?etc…

Capite bene quindi quanto, nello sportivo, il concetto di “trattamento su misura” venga davvero esasperato ed estremizzato.

Come già espremesso in altre occasioni, a mio parere, l’osteopatia va considerata come professione complementare alle altre professioni sanitarie e quindi parte integrante di un virtuoso approccio multidisciplinare. In campo sportivo questo concetto di multidisciplinarietà appare ancor più importante.

Soprattutto a livello agonistico-professionistico, gli atleti sono spesso super monitorati e valutati-trattati all’interno di una vera e propria equipè riabilitativa. L’osteopata deve dunque saper svolgere al meglio le proprie scelte terapeutiche ma allo stesso tempo saper integrare, all’interno del suo ragionamento clinico, l’utilizzo di altre metodiche terapeutiche. Occorre dunque saper parlare un linguaggio tecnico scientifico specifico comune con gli altri professionisti sanitari adoperanti all’interno del team, sotto la supervisione di un responsabile che coordina e indica il percorso terapeutico idoneo. Serve dunque conoscere bene anche le altre metodiche, l’esercizio riabilitativo attivo fisioterapico, il trattamento decontratturante, le terapie fisiche strumentali, le terapie infiltrative e tutto quello che può ruotare intorno al trattamento di uno sportivo. Questo passaggio è fondamentale perchè il trattamento non deve mai interferire con altre terapie a cui lo sportivo è sottoposto ma anzi poterne garantire un plus.

Esiste un’altra importante peculiarità che caratterizza l’ambito sportivo. Spesso a fronte di un dolore, molti terapisti, analizzando i fattori aggravanti del sintomo, giungono alla conclusione di indicare al paziente la sospensione di quella determinata attività sportiva, durante la quale, la problematica, si rende manifesta. L’impiegato che sviluppa mal di schiena mentre va a correre una volta a settimana molte volte si sarà sentito dire: SEMPLICE NON CORRERE PIU’!  Premesso che reputo sia sbagliato questo tipo di ragionamento a qualsiasi livello, dall’amatore alllo sportivo occasionale (tutti dovrebbero avere la possibilità di svolgere attività sportiva a qualsiasi livello, sia essa a fine agonistico sia essa soprattutto come incremento del livello della qualità di vita), capite bene come questo sia IMPOSSIBILE (salvo rari casi) PER UNO SPORTIVO PROFESSIONISTA. Certo, esisteranno tempi di sospensione, per il recupero fisiologico post infortunio, operazioni…ma ciascun atleta dovrà essere accompagnato verso la risoluzione del problema che , seppur in maniera graduale, dovrà consentire di riprendere a svolgere l’attività sportiva libera da ogni impedimento.

Quando l’osteopatia può essere davvero utile nello sportivo? Penso in tante occasioni, sia nel supportare altri terapisti nel trattare i sintomi che l’attività  o eventuali infortuni possano comportare, ma soprattutto nel campo preventivo.

Esiste infatti una numerosa fascia di atleti che tende a recidivare infortuni sempre nella medesima regione. Questo potrebbe, a volte, non sempre, essere determinato da uno squilibrio posturale in grado di portare un sovrautilizzo anomalo di un muscolo, di un’articolazione durante l’attività sportiva. L’osteopata, tramite la sua valutazione posturale osteopatica, può identificare quelle aree di criticità, che potrebbero mantenere un alterato schema funzionale e quindi essere causa delle continuee recidive. Anche qui, spesso, a questo, va aggiunto un lavoro condiviso, per esempio fisioterapico, nel valutare ed eventualmente trattare, eventuali squilibri di gruppi muscolari o articolari e quindi associare al trattamento manipolativo osteopatico una parte di lavoro attivo riabilitativo fisioterapico.

Concludendo, possiamo dire che l’osteopata, in ambito sportivo, debba essere un sarto ancor più preciso della sua pratica quotidiana, in grado di confrontarsi ed integrarsi con tutte le altre figure che compongono un’equipè riabilitativa sportiva, garantendo al paziente, amatore o professionista che sia, il miglior stato di salute possibile prima, durante e dopo la pratica del proprio sport.